FABULA RASA /22 Quella befana di una suocera

Premesso che non sono molto avvezza ai contemporanei (negli ultimi anni mi sono concentrata sui classici; più recentemente su narrativa e poesia al femminile) ma nemmeno refrattaria, mi sono buttata, nel clima festivo, su Consigli pratici per uccidere mia suocera, Rizzoli, di Giulio Perrone: un’evasione, una gioiosa parentesi, risoltasi come una piacevole occasione. Come leggere un libro? Virginia Woolf, parafrasando Samuel Johnson, autore inglese del Settecento, direbbe che il lettore comune differisce dal critico e dallo studioso: non riconoscendomi in nessuna delle tre categorie mi pongo come lettrice forte, prof. e scrittrice. Intendo dire che il romanzo di Perrone ha tutti gli ingredienti giusti per accogliere, così come il titolo promette, potenziali assassini. L’amore per i libri e la letteratura; la psicoanalisi; le relazioni complicate in amore, in famiglia, nel lavoro. Leo vive una storia moderna, ne parla da uomo in prima persona e il tema è vecchio e nuovo quanto gli intricati meccanismi della mente maschile. Il tutto avvolto nella leggerezza (di calviniana memoria) dei fatti che potrebbero rimanere, ma che non restano, una forma di narrazione limitata (insegna ancora la Woolf). Infatti Leo, che si barcamena nel suo reale viaggio quotidiano fra vecchio e nuovo, stempera le sue paure del futuro nel surreale, una sorta di rimedio alla Campanile. Ecco così un padre poco credibile non solo per il suo ruolo ma anche come avventuriero, riemerso dal passato non si sa come e perché; un editore/capo megalomane e un team di colleghi rivali da fare invidia al tragico Fantozzi; gli amici di sempre con cui condividere goliardicamente non solo le mitiche partite di calcetto ma anche i dolori; una analista/donna che lo mette alle strette richiamandolo al dovere/ascolto delle proprie emozioni. E poi, una moglie anzi ex e un’amante anzi ex… e ancora, una dannata paura di fare i conti con se stesso, con la vita. O forse con la suocera che è in noi? Il mostro per eccellenza che ci blocca, che ci impedisce di andare fino in fondo, che ci toglie il coraggio di andare fino in fondo nelle scelte. Lo stile di Perrone è rapido, scattante, l’ironia è contagiosa. Non sappiamo per chi fare il tifo: lui, lei, l’altra? La verità o almeno ciò che dopo la polvere della lettura riappare ai miei sensi è che questa famigerata suocera può morire solo quando siamo pronti noi. Ma c’è di più. Se togliamo all’editore/capo/tiranno (che abbiamo mandato a quel paese per realizzare il sogno vero della letteratura) il piacere di trovare il modo giusto per ucciderla, allora sì che questa è una vendetta da gustare come piatto freddo. Per l’amore direi che Perrone mi apre l’orizzonte maschile della passione che prevale, sull’altalena che ci sballotta tra Marta e Annalisa per condurci in un finale aperto che non svelo ai futuri lettori. Io mi sono divertita e ho riflettuto: se erano questi gli obiettivi di Perrone, può considerarsi soddisfatto. La suocera da uccidere può essere una buona idea regalo per la Befana. Ma si sa che lei ha la pelle dura…

 

ennebi