FABULA RASA /2 Come una favola finì per diventare il mondo vero

Tino era un robot modello. Ubbidiente, educato, attento, non aveva mai fatto impensierire i suoi genitori, e i suoi tutor non si erano mai lamentati di lui. Mai. Neppure una volta in dieci anni. Era un robotino che godeva ottima salute, almeno così diceva il tecnico che faceva i controlli a domicilio ogni due mesi. Una salute di ferro! Bravo il nostro Tino, proprio così diceva.

Tutto cominciò durante l’estate del 2056, quando una notte calda anzi caldissima, Tino fece un sogno strano anzi stranissimo.  Sognò un robot che non aveva mai visto ma che gli sembrò familiare, forse gli somigliava pure… Gli apriva le braccia e gli diceva: vieni, vieni, piccolino, che nonno Hans ti racconta una favola. Favola? Che cosa mai poteva significare raccontare una favola? Perfino nel sogno, il piccolo Tino si sorprese e mentre chiedeva a questo strano personaggio che cosa fosse una favola, costui si sedette sul bordo del suo lettuccio. Ora, nonno ti spiega: le favole sono il frutto della fantasia. Fantasia? Cercò nel suo archivio ma alla lettera F, trovò fallout, fax, ferro, ferraglia, file, firewall, flashback, flash forward, flip-flop, flight - recorder , ma di favola e di fantasia nemmeno l’ombra!  E che cos’è la fantasia?  Beh, è la capacità di volare… Tu mi vuoi prendere in giro? Ma no, io voglio solo raccontarti una favola. Tino cominciò a piagnucolare e così Hans sparì nell’aria afosa della notte che lo inghiottì in un boccone. - Mamma! Papà! Mamma, papà! - Tino, robotino, che cosa c’è? Hai fatto un brutto sogno? Stai tranquillo, ora mamma ti prepara una tisana di fiori lunari.  - Mamma, non voglio la tisana, voglio sapere chi è mio nonno Hans!  I due si guardarono negli occhi, sorpresi.  - Chi ti ha fatto questo nome? - Il nonno! - Il nonno! ? - Sì, nel sogno di poco fa. - …e cosa ti avrebbe detto? - Che voleva raccontarmi una favola. Mamma, papà, che cosa è una favola?  Quando l’ho chiesto al nonno, era già andato via. - Tino, tesoro, ci sono cose più grandi di te che non puoi capire, le favole non esistono. Lo sai, io e papà abbiamo, entrambi, perso i nostri genitori nel grande corto circuito del Laboratorio Centrale. Purtroppo non hai i nonni, ma hai noi! Non ti bastiamo? - Certo, io vi voglio tanto bene, ma ogni tanto anch’io vorrei un nonno come i miei compagni di scuola. - Ora cerca di dormire, è tardi, dai, su, piccolino, chiudi gli occhi e conta i dischetti… - Ma domani, mi direte che cosa significa raccontare una favola? Sss… Tino, devi prometterci che dimenticherai questa parola e che non ne parlerai con nessuno. Domani ti installeremo il nuovo impianto giochi che volevi tanto. Promesso? - Promesso… Buona notte!

Sono molto preoccupata, caro. - Anch’io, cara, non riesco a capire che cosa stia succedendo. Possibile che sia stato solo un sogno? - L’importante è che non si trasformi in un incubo! Non possiamo permettere che il nostro Tino  sia accusato e perfino condannato al Corto Circuito! - Cosa possiamo fare per evitare il pericolo?  che si ripeti la storia? Abbiamo già sofferto troppo…

 

Mentre si addormentava, nel tepore delle coperte, Hans sorrideva. Il nonno Tino, seduto sul bordo del suo letto, chiuse il libro di favole e fece per alzarsi a spengere l’abat-jour. - Nonnino, che cosa è un robotino? e un corto circuito? - Piccolo, è tardi, cerca di dormire, che domani te lo spiego per bene.