FABULA RASA /11 Il cuore di Ipazia

Pietre per costruire? No. Per lapidare una donna. Ipazia. Bella, colta, addirittura libera e casta! Quale occasione più ghiotta per individui (non persone) che farebbero invidia ai Talebani di oggi! Se non puoi dire di una donna che è puttana, puoi però accusarla di stregoneria. Non puoi rassegnarti che ne sa più di tanti uomini, e allora non si può tollerare che non si converta così come hanno fatto tutti. Lei no. Lei afferma di credere solo nella Filosofia! Il libero pensiero è da combattere a prescindere, figuriamoci, poi, se è una donna ad esercitarlo! Una donna deve tacere (come dice San Paolo)! Ancora ci chiediamo perché il dominio in campo filosofico sia stato assolutamente maschile? Facile denudare una donna per un’orda di fanatici imbestialiti dal loro vescovo (Cirillo, poi santificato), ancora più facile smembrare il suo corpo e farlo a pezzi, da bravi macellai cristiani. Bruciarlo nel primo rogo della storia. Strega, pagana, filosofa, donna. Ma solo dopo averle cavato gli occhi. Perché gli occhi meravigliosi di questa studiosa spaziavano nel cielo alla ricerca di risposte che oltrepassano l’universo astronomico, riuscendo ad avvicinarsi a quella verità che si svela solo a chi la rispetta, a chi la ama e che si nega alla violenza di qualsiasi genere. Non è facile cancellare lo spirito del femminile. Lo spirito di Ipazia. Aldilà delle numerose interpretazioni storiche, poetiche e di altra natura, che sono proliferate nei secoli, la morte di Ipazia continua a rappresentare, per me, il sopruso contro il libero pensiero, il libero insegnamento, nonché contro la libertà di essere donne. Il cuore di Ipazia (dimenticavo di aggiungere che le venne strappato dal petto) continua a battere nei nostri, e arde d’amore nel fuoco della Biblioteca di Alessandria. Purtroppo non morì come Alejandro Amenàbar  ha  immaginato nel suo film Agorà del 2009 che narra i conflitti religiosi dell’Alessandria d’Egitto del IV secolo d.C.: lo schiavo innamorato la soffoca, per non consegnarla viva all’orda. Di quale colpa più grave  doveva macchiarsi il primo cristianesimo perché questo infame e ferino delitto comparisse nel pur lunghissimo elenco degli errori riconosciuti dalla Chiesa? Il femminicidio del branco non è bastato?

Ricordando Ipazia, capiremo che di strada se n’è fatta. Ma che ancora ce n’è tanta da fare.

 

ennebi