IL POE... TARLO /14 Lo stupore di Wisława

Ho conosciuto Wisława Szymborska dieci anni fa, tramite una poesia che mi inviò via mail un amico che poi si dileguò. Amore a prima vista si intitolava. Non conoscendosi, credono/ che non sia successo mai nulla fra loro…/ Li stupirebbe molto sapere che già da parecchio tempo/ il caso giocava con loro/ non ancora pronto del tutto/ a mutarsi per loro in destino/ li avvicinava, li allontanava/ gli tagliava la strada e soffocando una risata/ con un salto li scansava. Fatto sta che comprai tutte le sue poesie, decisa a saperne di più e a non lasciarla in quell’angolo della mente dominato dalla casualità assoluta: poiché - mi sono convinta - sebbene l’universo, prendendosi beffe di noi mortali,  voglia  farcelo credere, non è affatto così. Nulla due volte accade/ né accadrà./… Poteva accadere/ Doveva accadere/ È accaduto prima. Dopo/ più vicino. Più lontano/ È accaduto non a te./…Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità/ chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio. Sorvolo sugli esordi, sull’iniziale adesione al comunismo e al successivo distacco, sul Nobel, sulla sua tardiva popolarità. Tanto si è già scritto. Ciò che me la rende vicina, nell’apparente semplicità dei versi e nella scontata quotidianità dei temi, è l’approccio filosofico alla poesia, che nasce dallo stupore che si prova di fronte al mondo. Un miracolo, basta guardarsi intorno/ il mondo onnipresente/ Un miracolo supplementare, come ogni cosa: l’inimmaginabile è immaginabile./…Preferisco prendere in considerazione/ perfino la possibilità/ che l’essere abbia una sua ragione./… Ieri mi sono comportata male nel cosmo./ Ho  passato tutto il giorno senza fare domande,/ senza stupirmi di niente./ …Ho fatto un elenco di domande/ a cui ormai non otterrò risposta,/ perché o sono premature,/ o non farò in tempo a comprendere/…I miei segni particolari:/ incanto e disperazione. Una poetessa che esalta la cipollità, gli oggetti smarriti, i piccoli annunci, che parla della morte senza esagerare, che bussa alla porta delle pietre, che con la malinconica ironia dei saggi vince la passione rabbiosa dei folli. Eh, sì. Questa poesia mi mette davanti agli occhi i miei limiti poetici ed esistenziali, le inquietudini che mi contorcono l’anima, i dubbi che mi levano il sonno. Mi valgo del diritto dell’immaginazione./ …Progetto un mondo, nuova edizione/ nuova edizione riveduta./…Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia./ …Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte/…INSEGNO il silenzio/  RIPRISTINO l’amore.  Si considerò, la Wisława,  nel suo epitaffio, una virgola antiquata che invita il passante a meditare sulla sua sorte. Io direi che ha fatto bene a preferire il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne. Questa sì che è La gioia di scrivere/ Il potere di perpetuare/ La vendetta d’una mano mortale!

 

ennebi