FABULA RASA 27/ Le lupe di Clarissa

Non aspetto l’8 marzo per parlare delle donne, lo faccio tutti i giorni. Ma perché, a questo punto, non farlo anche oggi? Ho così scelto, per la festa della donna, una scrittrice e poetessa, ma soprattutto psicoanalista junghiana, esordiente negli anni Novanta con un libro (diventato un best-seller) che attirò la mia attenzione per il suo titolo. Si tratta di Clarissa Pinkola Estés e del suo intramontabile Donne che corrono coi lupi, Frassinelli, 1993. Quando acquistai il libro ignoravo chi fosse, ma per un impulso ancestrale mi buttai a capofitto nella lettura: che sarà mai questo mito della donna selvaggia? Era tanta la rabbia contro me stessa e contro il mondo da pensare di condividerla nientemeno che con i lupi?  Niente di tutto ciò: il messaggio era chiaro e profondo, rivolto a tutte le donne che si sentivano addomesticate e imprigionate nei facili stereotipi di quel sistema culturale che, ancora oggi, ci vorrebbe sempre docili e ubbidienti  e che potevano recuperare questa  parte di anima andata persa. La donna, nel corso dei secoli, ha messo a tacere il proprio istinto e mortificato la sua creatività passionale: vi tornano i conti? L’autrice, fedele al suo maestro Jung, per arrivare dritto al cuore delle donne si serve delle fiabe e dei miti. Ne Il giardiniere dell’anima, Frassinelli, 1996,  Clarissa sosterrà che la speranza e l’attesa (delle donne) non riusciranno mai a sopprimere la potenza della vita che è sempre pronta a rigenerarsi. E questa tesi viene ribadita ne La danza delle grandi madri, Frassinelli, 2006, dove si rivolge alle donne più mature - quelle che pensano, ad un certo punto della propria esistenza, di non avere più niente da ricostruire - che per Clarissa sono simili a grandi alberi: pur colpiti dalle intemperie e dalle aggressioni umane, riescono, in un’esplosione di energia, fino ad allora sotterranea, a dare vita a nuovi germogli. Questa rinascita diventa il suo inno al femminile, che è diventato anche il mio: Il luogo dove siamo diretti è la terra/ dove gli esseri umani rimangono pericolosi/ e divini/ dove quel che è abbattuto/ ricresce/ e dove i rami/ degli alberi più vecchi/ fioriscono più a lungo/. La donna nascosta/ conosce quel posto/. Lei sa/. E tu anche.

ennebi