FABULA RASA 28/ La tomba di Paola

 

Non avevo mai letto Paola Masino (1908-1989). L’ho fatto su suggerimento del mio ex alunno Alessandro, ormai compagno di libri e, pur nelle difficoltà (bisogna concentrarsi per seguirla), ho alternato momenti di ironia a rabbia. Poco nota alla maggioranza pur avendo scritto drammi, romanzi e racconti e collaborato a riviste come Epoca e Tempo. Scandalizzò i benpensanti legandosi all’ammogliato Massimo Bontempelli (anche lui caduto nella damnatio memorie) in un’epoca, quella fascista (che la stroncò) nella quale è ambientata Nascita e morte della massaia ( Isbn Edizioni, 2009, ultima edizione). Chi è la massaia? Una ragazza come tante che dalla selvaggia libertà dell’adolescenza piomba nella trappola del ruolo a lei destinato dalla famiglia e dalla società. Moglie e perfetta padrona di casa, amministratrice e angelo del focolare vita natural durante. Dagli incubi di bambina (ragnatele soffocanti) a quelli da donna (impegni e responsabilità gravosi) la strada è breve: rinuncia al sogno d’amore - un bel giovane bruno, immaginario che sia – consegnandosi nelle braccia del vecchio zio marito e prendere le redini della casa e sulle spalle il peso della responsabilità di tutte le massaie. Questo libro mi ha turbato perché mi ha fatto rispecchiare, benché la conoscessi, nella realtà che ben conosciamo. La massaia è condannata ad accontentare tutti per sopravvivere al destino borghese del matrimonio, della maternità, della messa a servizio e per far dormire sogni tranquilli al sistema. Un profilo surreale ma reale al contempo. Docile all’obbedienza e brava a farsi obbedire dalla servitù. Massaia oggetto, serva di un’identità che non le appartiene. Dal baule dell’infanzia libera passa ad un’età adulta preconfezionata, seguendo i passaggi obbligati di identificazione fino all’annullamento completo. Perfettamente inserita negli ingranaggi e assoggettata alle regole -  gigantesca e fagocitante catena di montaggio - della società in cui vive, in tutti i possibili luoghi e tempi. La Massaia, però, mantiene un brutto vizio, che il caro marito le rimbrotta: quale? di pensare mentre fa la calza (non si fa!). Cittadina modello, benemerita della nazione, serva della casa e della patria, esempio di virtù e concentrato di abnegazione. Ottemperati i suoi obblighi, ormai, la Massaia può decidere di morire. Ma nemmeno l’anima e il suo spettro avranno scampo. Cosa desiderare di più da una donna? Che perfino da morta tenga pulita la sua tomba. Possibile che nessuno ci abbia pensato prima per uno spot pubblicitario?

 

ennebi

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