FABULA RASA /34 La lettera di Gianna

Oggi che cosa conterrebbe una lettera all'editore? Lamentele, richieste, precisazioni, chiarimenti, etc. A parte il fatto che oggi si tratterebbe di una mail, mediata, per giunta, dal proprio agente letterario. Eh, sì. Invece, Gianna Manzini (1896/1974), nel 1946, riuscì a scrivere un metaromanzo, nella lettera indirizzata ad Arnoldo Mondadori, descrivendogli i meccanismi strutturali e psicologici dei suoi personaggi. Sto parlando di una illustre sconosciuta, dalla scrittura intimistica colta e raffinata - mai di maniera - d’altri tempi. Bei tempi. Con questa lettera Gianna riprende in mano un lavoro interrotto per un trasloco, e finisce per considerare la richiesta del suo editore un biglietto che le consente di viaggiare indietro nel tempo. Occasione per mettere elegantemente a nudo l’intreccio tra vita e scrittura. I passaggi sono separati (avventura personale, vicenda romanzesca, scena d’insieme e ritratti) ma la coerenza psicologica li rende consequenziali, e la sobrietà delle parole, che scavano più di una manifesta dichiarazione di intenti, li armonizza. Non dimentichiamo che la sua maestra, la lampada-rivelatrice, è, amici miei, Virginia Woolf, che le ha insegnato a non rinunciare mai. Meno male! I suoi maestri Gabriele d’Annunzio con le “notturne”, Emilio Cecchi con le prose (suo primo amore) e Giuseppe De Robertis con i suggerimenti critici. E così la Lettera all’editore, Sellerio editore, Palermo, 1993, diventa un prezioso memoriale, un diario dettagliato della composizione di un romanzo che sfocia nel percorso autobiografico dell’autrice. Della donna. L’avventura personale e intellettuale viaggiano insieme fino a fondersi in un unico percorso. Gianna Manzini  ha riposto in Laura, Elide e Amalia, il trionfo del suo essere femminile.  Un progetto di lavoro che è diventato - romanzo nel romanzo - un gioco di carte. E lei, poiché non sospetta di trovare le sue stesse carte in tavola, cambiate, scopre il suo gioco. E compromette così se stessa, aprendo la relazione con i suoi personaggi.

È un libro di non facile lettura, ma, se ti siedi al tavolo da gioco di Gianna Manzini, ti scorrerà dentro e inciderà nel tuo intimo. La letteratura è soprattutto questo. Meglio che leggere facile per ritrovarsi senza alcuna traccia, è seguire un paesaggio di visi e destini che, agguantandoci come la vita, diventerà parte di noi.

 ennebi