FABULA RASA 36/ Sogno di Natale

Mi sono svegliata all'alba di un giorno che non so. Forse non ero ancora nata. C’erano proprio tutti, belli e brutti, vivi e morti. Cercavo qualcosa con una fiammella accesa. La cassapanca nel corridoio buio si spalancò… Aiuto! I fantasmi! Ma no - disse mio padre - è soltanto un sogno. Tuttalpiù il passato. Vai a vedere cosa c’è dentro. Cominciai a tirare fuori il mantello e la pipa di nonno; fate principesse e magare; pane e zucchero a merenda; il braciere sempre caldo; pomodori verdi fritti; noci e castagne; calzettoni di lana; una patata nella cenere; i ferri da maglia di mia nonna; salami appesi al soffitto; la letterina sotto il piatto; damigiane di vino e olio; l’uncinetto di zia; tarzaruli pieni di sugna. Il sapore di un ricordo sott'olio; l’amaro di un rimpianto sotto sale; il dolce di un bacio nel letto; filastrocche sull’altalena; sul belvedere la luna piena; il formaggio con i vermi; gli orecchini di ciliegie; fatti dare un po' di tartieno; l’innocenza negli occhi belli; il segno di croce sui cullurielli; fichi con cannella; tutti giù per terra. E più tiravo, più usciva fuori qualcosa. Babbo, dove vai? Non te ne andare… Sono qui, resto anche io nella cassapanca, stai tranquilla. Vai a letto che è tardi. Ma non ci sono già? Tiro fuori la ninna nanna? Quella te la canto io. E così mi sono addormentata in una notte di Natale di un domani che ricorderò perché tu non c’eri più. Quann’è l’ura ca sparini i botti mi pij’u cappotti e bbej’ara notti…

 

 ennebi