FABULA RASA 37/ La gioia di Goliarda

Durante le feste mi ha tenuto compagnia anche L’arte della gioia, 2015, Einaudi. A parte le cinquecento pagine e l’articolata trama da feuilleton, si tratta di un romanzo dalla facile lettura, che, una volta terminata, bisognerebbe subito rileggere. L’autrice è Goliarda Sapienza, oltre che scrittrice, attrice, di origini siciliane, trapiantata a Roma, donna dalle mille sfaccettature e coraggiosa al punto da scrivere un libro (cominciato nel ’68 e finito nel ‘76 ma respinto da molte case editrici italiane per vent'anni ) nel quale Modesta, la protagonista, attraversa le sue vicissitudini sullo sfondo storico che va dal primo Novecento fino al secondo dopoguerra. Coraggiosa l’autrice, e coraggiosa Modesta, a fregarsene della morale e delle tradizioni, da amare uomini e donne senza mai rinunciare ai suoi progetti. L’unico desiderio che sorregge l’intera e complessa trama è la felicità. Coltivare l’arte della gioia non è facile per Modesta, stuprata da bambina, nata in una famiglia che non è una famiglia. Forse per questo ne creerà una gigantesca, che la circonderà per tutta la vita, fra figli legittimi e non, amanti, mariti, nipoti, amici e nemici, servitori e balie, che vanno e vengono senza sosta. Come nel cuore di Modesta/Goliarda. Non mi stupisce che sia stata per vent'anni rifiutata la sua pubblicazione; certo, mi chiedo se la sorte sarebbe stata diversa nel caso lo scrittore/protagonista di tali avventure fosse stato un uomo… Modesta ha tanto amore/piacere da dare/ricevere.  Ma non c’è solo amore e sesso in questo libro; c’è filosofia, psicoanalisi, poesia, politica, antifascismo: insomma, una intensa vita da raccontare. E allora, perché mai, ancora oggi, nessuno parla di Goliarda Sapienza? Forse perché una donna che scrive: Ma nella coscienza di essere diversi c’è anche gioia, se la si sa scovare… come se la felicità comportasse per forza essere come gli altri… lasciamo essere gli altri come sono o come vogliono essere,  e, soprattutto, perché una donna che trae la propria forza  dall'essere donna, bella, libera, sensuale e consapevole, che non ha mai cacciato la vita e che, udite, udite,  a sessant'anni ha gli stessi pensieri di una ragazza di venti e rimane ancora stupita, felice come una bambina, quella, sì, è una donna che mette paura!

Scrivere, diceva Goliarda, significa rubare il tempo anche alla felicità. Rubando alla propria, ha contribuito ad accrescere quella dei suoi lettori. Di questo la ringrazio.

ennebi