IL POETARLO /20 I folletti di Christina

Ho conosciuto Christina Georgina Rossetti (1830-1894) - figlia del rifugiato politico abruzzese e poeta Gabriele, nonché sorella di Dante Gabriel, anch’egli poeta, e  fondatore del movimento pittorico dei Preraffaelliti - sfogliando un’antologia di  poeti inglesi - si sa, sono sempre alla ricerca di autrici!

Grande talento poetico - buon sangue non mente -, soltanto nel 1862 la nostra pubblicò Goblin Market-Il mercato dei folletti e altre poesie. La fiaba in versi che dà il titolo al volume, inizialmente apparsa come poesia per bambini, è stata, ultimamente, rivisitata. Dietro le righe si celerebbero, secondo la critica che ha ridato valore all’opera, i temi della colpa e della redenzione; e, in chiave erotica, dell’identità sessuale femminile. Il testo è autobiografico. Il rapporto fra le due sorelle protagoniste si presta, quindi, a varie letture: Laura e Lizzie potrebbero essere lei e la sorella Maria Francesca, che si fece suora, ma anche lei e Dante Gabriel, molto simili ma dalle vite completamente diverse - tumultuosa quella del fratello, casta e monastica la sua -, o addirittura lei e la cognata, la sfortunata moglie-modella di Dante.

Il testo. Sul pendio stregato strani e malvagi folletti invitano le brave ragazze a comprare e gustare frutti prelibati. Mattina e sera le fanciulle li sentono gridare “Venite, venite a comprare le nostre frutta dall’orto”. Frutti che simboleggiano i piaceri più sublimi ma chi ha la sfortuna di cadere in tentazione ne paga le conseguenze. Non dobbiamo guardare i folletti, non dobbiamo comprare le frutta: chi sa da quale avida radice sono cresciute e maturate? […] Le loro offerte non ci devono incantare, quei tristi doni ci faranno male. Assaggiare i frutti proibiti non fa bene: possibile che noi donne non vogliamo proprio imparare la lezione? Succhiò e succhiò e poi succhiò ancora i frutti di un giardino a lei ignoto. Laura cade nel tranello ma Lizzie l’aiuterà a venirne fuori, resistendo a sua volta al pericolo mortale, mentre i malvagi venditori con la coda a staffilo la spingono, la urtano, con le unghie ad artiglio la graffiano. […] Lizzie rimane lì candida e d’oro come un giglio nella piena e conquista l’antidoto potente per l’amata sorella: Laura, non ti curar dei lividi, accarezzami, baciami, bevi il succo dei frutti dei folletti, per te sola spremuto, rugiada e polpa, mangiami, succhiami, amami, sono tutta per te: per amor tuo in cima alla scarpata al mercato dei folletti sono andata.  Laura, guarita dal sortilegio, vivrà, e si sposerà, fino a raccontare ai propri figli la favoletta dei folletti.

Le poesie più celebri della Rossetti sono quelle di natura religiosa: riflettono la salda fede anglicana che le impedì di sposarsi. L’alternativa riservata all’epoca alle donne nubili era l’insegnamento, ma lei scelse una vita contemplativa rifiutando due proposte di matrimonio. Christina visse, così, come una suora, fra meditazioni e scrittura ma mai estraniandosi dalle scottanti questioni sociali del suo tempo.  E soprattutto senza farsi problemi - almeno nelle sue liriche considerate dallo Swinburne dei capolavori - a cantare i piaceri dell’amore, con un’innocenza libera dai falsi moralismi imperanti dell’età vittoriana.  

Un carattere schivo ma deciso e autonomo, Christina. Non ho spirito, lacrime o parole: il cuore dentro di me è come un sasso ottuso alla speranza e alla paura: mi guardo attorno, sono qui da sola. Tutto a scapito della fama: in Italia - paese che, per ovvi motivi, le fu molto caro - rimase ignorata nonostante i tentativi del femminismo degli anni Settanta di riscoprirla.

Mia madre, qualche sera fa, ha preso in mano il volumetto che stava in cima alla pila sul tavolino e mi ha detto di aver letto, e che le è molto piaciuta, la poesia Eco, come se Christina avesse assecondato la richiesta che lei fa ogni sera a mio padre che purtroppo non è più con noi. Vieni a me nel silenzio della notte, quando parla il silenzio, vieni in sogno […] torna nel sogno perché io ti doni il palpito e il respiro; chinati adagio e parla piano, piano come quel dì, amore mio, così lontano.

Christina ha la grande sensibilità, che uno spirito energico come me invidia: con dolcezza e musicalità riesce a esprimere l’inquietudine dell’esistenza e a contemplarla nel silenzio dell’anima. Se le stelle cadessero dal cielo, e al loro posto andassero i fiori, sarebbero ancora graziosi il volto della terra e il cielo. Angeli alati verrebbero da noi a cogliere le stelle, ma noi ci struggeremmo per i fiori al di là dei cancelli nuvolosi.

 

ennebi