IL POETARLO /23 La personalità di Annie

Fu considerata un caso assai singolare nella poesia italiana da Giosuè Carducci, Annie Vivanti, (Norwoood, 7-4-1866 - Torino 20-2-1942), anche se, come lui precisa, la Vivanti, italiana era solo di padre - un esule mazziniano - mentre la madre, Anna Lindau, era una scrittrice tedesca.  A proposito di combinazioni di rime non dirò capricciose ma insolite, come fanno i veri poeti…, nelle rime della giovane signorina traspare il romanticismo tedesco: il predominio della personalità, dell’io indipendente, la verginità dell’espressione, che arriva a ricordare all’anziano vate, evidentemente innamorato, perfino Saffo: La lunga notte mi negò ristoro.

Fra le poetesse che Carducci ammira, la Valmore e la Browning, ecco lei, Annie Vivanti, per il suo temperamento femminilmente ma potentemente lirico, per la sua gioia dell’esistere, per il genio buono. Lei si impone, sì, sulla scena letteraria, ma è pur vero che i giornali cominciano a seguire l'amore tra la giovane poetessa inglese e il maturo poeta italiano,  da lei soprannominato affettuosamente Orco, che le suggerisce: la giovane autrice sa che di libri come questo suo primo non se ne fa che uno, ma bisogna farne altri diversi, più varii almeno in parte e più alti e più ampi, e non bisogna, come troppi ormai, seguitare e finire imitando se stessi. Infatti Annie abbandona la poesia per la prosa: Marion artista di caffè concerto, fu il suo primo romanzo. Annie vive e scrive del conflitto tra il ruolo dell’artista, che decide di non sacrificare la vita alla famiglia, e quello di madre e di moglie. Ma proprio lei rinuncerà a Carducci, si sposerà e sua figlia diventerà una famosa violinista. Per vent'anni non scriverà. Tornerà il 1900 sul mercato con il suo capolavoro I divoratori, una saga tutta al femminile con spunti autobiografici in cui narra di figlie geniali che diventano madri: Nancy, la poetessa, poi la figlia Anne-Marie, enfant prodige del violino, e infine il figlio di questa nel quale anche la musicista si annulla per generare nuovo genio. Inaugura così,  la nostra Annie, una carriera brillante di autrice di libri di facile consumo - definiti “vivantine” dalla Serao -  ispirati alla sua vita sempre in movimento. Opere originali e coinvolgenti grazie alla sua formazione internazionale. I lettori aspettano l’uscita delle sue storie romantiche, e per quei tempi spregiudicate, ma anche per i temi sociali che lei riesce a trattare, come in Circe, romanzo  tratto dalla confessione a lei rilasciata da Maria Tarnoska, processata per l'omicidio dell'amante. Per non parlare del tema degli stupri delle donne belghe durante l'occupazione tedesca, nel dramma  L’invasore e nel romanzo Vae victis

In Annie si sono incontrate esperienze diverse (inglese, italiana, tedesca, americana) che hanno dato voce a un personaggio unico nel suo genere: una donna senza radici, che appartiene solo a se stessa. Ha ubbidito all’Orco.

Renato Serra la definì «quella singolare Vivanti» e Cesare Garboli donna «generosa e sventata». Soffrì il suicidio della figlia e, prima di morire, finì in povertà.

Chiedi dell’età mia? quasi ho vent’anni./ E quale la mia meta? Ancor l’ignoro./ Che cerco? Nulla. Attendo il mio destino,/ E rido e canto e piango e m’innamoro./ E cielo e terra, paradiso e inferno /Sfioro coll’ali della fantasia! /Non chieder altro. - Impetuosa e strana /Per nuove vie fugge la vita mia. /Fugge nel buio e crede nella luce. /L’anima fiduciosa e calma e forte./ Ispirata mi guida. A che? - Si vive./ Quel gran problema scioglierà la morte, eccola, la Vivanti, in Ego, la sua prima lirica, presentarci la  sua vivace personalità  non disgiunta dal senso della fatale attesa.

Sulla sua tomba i primi versi che Carducci le aveva dedicato: Batto alla chiusa imposta con un ramicello di fiori/ Glauchi ed azzurri come i tuoi occhi, o Annie.

Ma, attualmente, nonostante il comune di Torino le abbia dedicato una via in zona Mirafiori,  Annie Vivanti è solo una scrittrice dimenticata.

Una delle tante.

 

ennebi