IL POETARLO /30 Il romanzo di Lara

Un temperamento focoso, un talento precoce, un fascino irresistibile: è lei, la Contessa Lara (Evelina Cattermole, 1849-1896) che, tra metà e  fine Ottocento, visse una vita da romanzo - come quelli che scriveva -  fra duelli, matrimoni e separazioni, molteplici amanti e un drammatico finale. Additata come quella che non aveva freni morali, Contessa Lara dopo la separazione ebbe il coraggio di ricostruire la sua vita.  Divenne poetessa, scrittrice, redattrice, cronista, una delle poche giornaliste del tempo iscritte all’Albo della stampa: curava rubriche di moda, di cuore, di galateo, anche sul Corriere della Sera. Sfidando il primato maschilista, osando invaderne il campo, visse dei proventi della sua professione. Scandaloso: sola, bella, sensuale, raffinata, ma pure intelligente e colta! Dicean ghignando che a la donna sola,  / A la rejetta, a l'esule, a la mesta, / Non più l'arte, che inalza e che consola, / Darebbe fiori per la bionda testa. / La Musa, invece, intorno ad essa vola / Sempre fida qual pria, nobile, onesta / E fa negl'inni udir la sua parola / Che memorie e speranze in lei ridesta.

Inquieta e sfortunata la sua vita sentimentale che, sotto i riflettori dell’epoca, condizionava la sua fama di scrittrice.  Prima un marito assente:  Ed eccomi qui sola, a udir ancora / il lieve brontolio de’ tizzi ardenti; / eccomi ad aspettarlo: è uscito or ora / canticchiando, col sigaro tra i denti. / Gravi faccende lo chiaman  fuora; / gli amici al giuoco de le carte intenti, / od un soprano che di vezzi infiora / d’una storpiata melodia gli accenti. / E per questo riman da me diviso / fin che la mezzanotte o il tocco suona / a l’orologio d’una chiesa accanto. / Poi torna allegro, m’accarezza il viso, / e mi domanda se son stata buona, / senza nemmeno sospettar che ho pianto. Poi il duello in cui muore il suo amante e il marito la caccia di casa. Ma lei dopo un periodo di isolamento torna ad essere acclamata nei salotti più frequentati. Continuamente travolta  da passioni e relazioni - il poeta Cesareo dopo dieci anni di tradimenti la lasciò - : Mi sussurrò - Domani? - Ed io: - Domani / m'avrai ne le tue braccia a l'istessa ora; / fra i tuoi capelli passerò le mani, / tu, sognando, dirai che m'ami ancora.  / Ecco, son qui. Lo attendo. Ai più lontani / passi, a ogni lieve suon che vien da fuora / tendo l'orecchio, e in desideri arcani / frugo con gli occhi la gentil dimora. / E' un vago nido. Le finestre aperte / di primavera invitano a l'incanto: / scherza il sole tra i fiori e su 'l velluto. / Io, l'armi antiche e i quadri, onde coperte / son le mura, contemplo; e penso intanto / qual tesoro di baci ho già perduto.

Contessa Lara, la maliarda anticonformista che visse d’eccessi, sognava, però, ciò che sogna la maggior parte delle donne: Nella sala da pranzo ampia e fiorita / d’antichi arazzi, il sol s’indugia un poco / in una lista d’oro scolorita, /  mentre scoppietta nel camin il fuoco. /  È un tramonto d’inverno. Ecco la vita. E, consapevole del destino che spetta a una Dama Poeta come lei: O povere mie carte, e resterete / con secchi fiori e ciocche di capelli, / rinchiuse entro uno stipo, in fra segrete / ricordanze de’ miei giorni più belli!  […] la man che chiude gli occhi e che consola / Quando la vita ne la madre manca / voi, carte, ingiallirete, io morrò sola. Destò scalpore anche da morta: non poté avere adeguata sepoltura perché il notaio fuggì col lascito. Sogno! Ma invece a ‘l Monte od a l’Incanto / Saran vendute, povere memorie, / Per comprarmi due zolle in camposanto.

Una vita così non poteva concludersi che come un romanzo. Colpita a sangue dall’ultimo amante, che aveva lasciato e incontrato per un appuntamento risolutivo (come da tragico copione odierno!), la nostra eroina non morì subito e riuscì ad accusarlo di averle sparato non per gelosia, ma per denaro. Lui - il pittore Pierantoni - venne condannato senza le attenuanti del delitto passionale - magra consolazione, soprattutto in un giorno come il 25 novembre - di cui gli uomini allora godevano e di cui avrebbero goduto ancora per molto, troppo tempo (fino al 5 agosto 1981, giorno in cui  venne abrogato il delitto d'onore - legge 442).

ennebi