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DIARIO Fase edipica-elettrica /7

Edipo! Chi era costui? Un tipo che si è accecato perché, senza saperlo, ha ucciso il padre Laio e fatto l’amore con la madre Giocasta. Ed Elettra? Un tipino pure lei: fece uccidere, da suo fratello Oreste, la madre Clitemnestra perché costei, a sua volta, aveva ucciso, con l'aiuto dell'amante Egisto, il marito Agamennone - padre di Elettra. Che gran casino, 'sti rapporti tra padri, madri, figli e figlie.

Odio e amore si intrecciano in ogni famiglia da che mondo è mondo. Covano nel silenzio e poi esplodono.

Io mi sono cecata da sola? Non lo so. Fatto sta che a cinque anni - l'età giusta secondo Freud -  ho cominciato a perdere diottrie a volontà. E da allora la mia vita è stata una lotta continua per continuare a non vedere come si dovrebbe. I difetti della vista sono congeniti e quindi logiche trasmissioni ereditarie, o determinismi psichici? e chi potrà mai saperlo davvero? troppa psicoanalisi nuoce gravemente alla salute? Fatto sta che non avere chiarezza nei contorni, perdere le distanze, ti fa oscillare nella nebbia, ti fa smarrire il centro di gravità che non è più permanente. Assente il baricentro, sei preda dei dubbi, ti muovi a tentoni, ti fai strada a fatica. Non metti a fuoco l'obiettivo. 

Sui fumetti che leggeva mio fratello facevano una bizzarra pubblicità di occhiali che promettevano di penetrare fin nella nudità dell'ignaro soggetto preso di mira (naturalmente solo donne). Io mi sarei accontentata di riavere la mia vista. Crescendo ho dovuto rinunciare, tra l'altro, alla passione per gli orecchini soprattutto pendenti: mi sembrava una pessima accoppiata con gli occhiali, da vera befana, come  già con il fiocco in testa alle elementari.  

Occhiali spessi (da talpa), poi lenti a contatto rigide (dolorosissime) al liceo, il tutto combattuto e vinto anche se solo in età adulta,  con un'operazione laser (con la quale ho fatto da cavia) riuscitissima. La mia visione del mondo  finalmente ritrovava le sue proporzioni, i suoi colori, la sua luce originaria, e io ne diventavo padrona.

Oggi che sono diventata presbite (con residui di astigmatismo)  ho dovuto rimettere gli occhiali - per fortuna non spessi come quelli di una volta, odiatissimi - e continuo a guardare il mondo che è cambiato, con gli stessi occhi, ma con il bagaglio che mi sono ritrovata dentro (per intenderci: la borsa della mente, il sacchetto del cuore, la valigia dell'anima).

C'è ancora in me qualcosa (quanto?) della bambina che sono stata, ma mio padre, che  è volato via, resta, come sempre, fermo e saldo nel mio cuore e continua a sorridermi chissà da dove.

ennebi

 

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