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FABULA RASA /88 Le vite di Guendalina

Ci sono donne che hanno vissuto tante vite: è il caso di Anna Guendalina Lipparini (1862-1914) che si sposò due volte assumendo i nomi di Anna Roti e Lina Gatti (dai cognomi dei mariti) ma soprattutto quello, come scrittrice, di Regina di Luanto (dall’ anagramma di Guendalina Roti).

Chi è veramente Anna Guendalina Lina Regina?

Oggi, purtroppo, una delle autrici più dimenticate. Allora, una donna che visse fra i libri, passando da Terni a Roma, da Milano a Firenze, infine a Pisa. Reduce dal fallimento del suo primo matrimonio con il diplomatico conte Roti, Regina fa subito suo il tema della crisi della coppia, alla ricerca, attraverso le protagoniste dei suoi undici romanzi (più due raccolte di racconti) della donna nuova, la “the New Woman” ideale partorito dal confronto tra le scrittrici Sarah Grand e Ouida, sulla scia della ibsnesiana Nora che, non più bambola, abbandona casa, marito e figli.

L’Italia postunitaria non ha cambiato la vita delle donne prigioniere del matrimonio, che restano rassegnate al loro destino riempendone i vuoti con infedeltà e gravidanze.

Regina percorrerà la propria strada sostenendo le proprie idee sulla condizione femminile, a costo di essere definita dalla critica benpensante come la peste. Appunto, da evitare, col  boicottaggio i suoi libri. Ma Regina, nemica della società bigotta che la considera una che senza pudore scrive di temi morbosi, non adatti alle giovinette, è molto richiesta, sebbene chi ne recensisce le sue pubblicazioni si guardi bene dal trascriverne perfino qualche brandello.

Dall’insoddisfazione di Salamandra, Ombra e luce, Un martirio si approda a Libera!

Dall’antieroina Eva Perelli (che richiama lo Sperelli dannunziano) vittima di una società che l’ha resa frigida sia nel corpo che nella mente all’assassina del proprio marito, morta in manicomio, Regina si-ci convince che l’amore e il matrimonio possono coesistere in un rapporto uomo-donna solo quando hanno come base l’intesa intellettuale. Ideale infranto nelle aspettative delle fanciulle inesperte che, incomprese dai mariti, sono costrette a subire una prostituzione legale nella schiavitù del contratto matrimoniale.

Insomma, mogli/serve da tenere al giogo, lontane dai libri, considerati da Regina elemento di riscatto. Contraria alla superficialità, all’estetismo (che condanna nel romanzo Gli agonizzanti) Regina pensa sia meglio avere fiducia nella scienza, amare l’arte ma, soprattutto, studiare! Ecco i messaggi che vuole lanciare alle donne del suo tempo, che vorrebbe autosufficienti e indipendenti economicamente, così come libere dalle convenzioni. Libere nell’anima! Capaci di combattere le falsità e pronte per un nuovissimo amore. Il matrimonio diventa un’opera comune nel quale l’uomo e la donna sono due associati. L’uomo nuovo perché pure lui ci vuole! dice: Se sapremo attenerci ognuno al nostro compito potremo sperare in buoni risultati… Vedremo!

Regina non ha uno stile ricercato, né bada troppo alla forma, al linguaggio, che, per quanto efficace, risulta crudo, non si preoccupa del fatto che venga considerata letteratura di consumo. L’importante è che il messaggio arrivi dritto alla lettrice, affinché prenda consapevolezza del tema reale, quello dei diritti delle donne, all’istruzione, alla libertà nell’amore e all’autonomia economica, in una società sessista, maschilista, in cui ancora vige l’autorizzazione maritale. Io non gli ispiro che l’affetto condiscendente che si ha per un essere inferiore. Questo confessa Laura nel suo diario riguardo a suo marito che le dice: non sei tu quale io ti desidero? Continua  restare quello che sei, e non preoccuparti altro che dei tuoi doveri. A proposito, la minestra di oggi era davvero eccellente. Ma Laura capisce: nessuna legge umana o divina può costringermi a cotesto… Martirio?

Nell’ultima opera Per il lusso, Stenia, una delle protagoniste parte per il nuovo mondo lasciandosi il vecchio alle spalle. Anche Regina parte, ma il suo è un viaggio senza più ritorno - mentre il mondo, ormai, è in guerra -  lasciandoci una produzione di scritti considerati pruriginosi, che secondo gli ipocriti invitano al malcostume e non rappresentano - come nelle intenzioni di Regina - un  modello alternativo alle mogli infelici rassegnate, alle infedeli comunque infelici e alle virtuose devote col rosario in mani. Nel necrologio de Il nuovo giornale si apprende la dipartita della scrittrice più audace, più avanzata, più arrischiata che abbia avuto l’Italia dell’ultimo ventennio. Peccato che in molti, troppi, non ne abbiano capito il perché.  Forse ancora oggi!

ennebi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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