Siamo nel secondo Ottocento, precisamente nel 1878; la storia della nostra letteratura vede le donne diventare sempre più audaci sui temi sociali. È il caso di un romanzo, Una fra tante, che suscitò un vero e proprio scandalo, provocando una discussione finanche in Parlamento. Se non sapete perché, provate a trovare la risposta nella sua introduzione: Il fatto che narro in questo libro è un fatto vero. E chi, se non fosse vero, l’avrebbe voluto scrivere? Quando giunse a mia notizia, provai subito con l’indignazione e il dolore che esso suscitò in me, l’impulso di raccontarlo, di denunciarlo a tutti. Ma poi esitai. Una falsa vergogna, una ripugnanza quasi insuperabile mi tratteneva. La smisi soltanto quando accingendomi di nuovo a idear novelle e volgendo il pensiero alle opere della fantasia, provai in me un’altra vergogna e un’altra ripugnanza le quali contrastavano singolarmente con quelle di prima. Sentiva che non era più possibile, sapendo quel fatto, di negare alla triste verità il suo diritto di precedenza di fronte alle mie fiabe. E il mio primo impulso prevalse. E spero che in avvenire anche quando fosse più vivo e fervido il lavoro della mia immaginazione, quando mi apparisse più seducente e cara un’immagine della mia fantasia, mi basti però sempre l’animo di cacciarli lontano, qualora accanto a lei mi si presenti triste, miserabile o anche ributtante la sembianza di cosa vera cui l’umile penna della scrittrice di fiabe possa giovare.
Indovinato? No? si tratta del mestiere più antico del mondo. Il tema è infatti la prostituzione con annessa critica al cosiddetto “Regolamento Cavour”, norma entrata in vigore nel neonato Regno d’Italia che regolamentava l’attività delle case chiuse.
La protagonista è Barberina. Era una prostituta… Esse invece erano libere, mentre quella disgraziata era una schiava.
Emilia Ferretti Viola alias Emma (1844-1929) scrittrice di novelle e fiabe, dai sentimenti progressisti e con lo sguardo rivolto alle problematiche dell’universo femminile, seguace delle idee della pioniera del femminismo, Anna Maria Mozzoni, trova il coraggio di raccontare la storia vera di Barberina. Le vicissitudini di questa disgraziata, povera ragazza che costretta per necessità a prestare servizio come domestica in città, finisce nelle cattive mani di una vecchia che la porteranno dritta in un bordello.
Guardando quelle donne, s’avrebbe potuto credere che nel loro passato fosse avvenuto qualche fatto spaventoso, del quale il loro animo serbava tuttora la malefica impronta; s’avrebbe potuto pensare che fossero state tutte colpite in altri tempi da qualche crudele ingiustizia o che qualche oscuro delitto, commesso sotto ai loro occhi, avesse lasciato nella loro memoria un terrore incancellabile, terrore che, trasformandosi a poco a poco, ribellandosi contro se stesso, fosse poi diventato col tempo una viltà sghignazzante, una servile apologia di quella stessa cosa ignota e brutta, che le aveva intristite e contaminate per sempre. Alcune parevano ancora bambine.
Barberina scoprirà a sue spese la crudele verità. Non sapeva ancora che era già schiava o quasi, venduta a quella donna, e solo con il miracolo - che invoca giorno e notte a mani giunte - di una fuga organizzata dalle suore, dopo il ricovero in un ospedale a seguito della violenza subita, si salverà dal calvario a cui era stata destinata. Fra le prostitute.
Emma denuncia di come la società soffre di un male incurabile, e ha cercato in esse il suo rimedio. Vi risulta?
L’autrice è, alla fine, piena di speranze, scampato il pericolo per Barberina – ma tutte le altre? Così, anche alla piaga sociale, dalla quale ebbe origine tutta la mia storia, si sentirà forse un giorno la necessità di porre rimedio, e un alto sentimento umanitario troverà finalmente modo di riparare ad una condizione di cose tanto intollerabile quanto vergognosa.
Purtroppo, cara Emma, il rimedio non si è trovato e l’alto sentimento umanitario neppure, a distanza di secoli restano latitanti; nonostante le case chiuse non esistano più, la favola malvagia dei padroni e delle schiave non è finita. Così come la vergogna.
ennebi

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