Quattrocento anni fa moriva Louise Labé (1524? -1566), la belle cordière – sia il padre che il marito erano cordai – giovane e spregiudicata poetessa, voce geniale della scuola petrarchesca di Lione che faceva capo a Ronsard; la Gaspara Stampa francese. Nota e studiata a scuola in Francia, per lo più sconosciuta in Italia.
Louise, con spirito rinascimentale, elogia la gloria e la scienza, a cui devono aspirare anche le donne. Non posso fare altro che spronare le Dame virtuose ad elevare un po’ la mente oltre la rocca e il fuso […] E oltre alla reputazione che noi donne riceveremo, noi avremo mostrato il nostro valore agli altri tanto che gli uomini metteranno più impegno e studio nell’acquisizione del sapere edificante, per paura di provar vergogna nel vedersi superare da quelle alle quali essi hanno sempre preteso essere superiori quasi in tutto. Louise esorta le donne a quitter leurs quenouilles et fuseaux, ad abbandonare, cioè, le occupazioni tipiche femminili, per dedicarsi allo studio, approfondire la propria cultura, mettere a frutto la propria intelligenza, scrivere, in poche parole creare! E a non aver paura di farlo.
Ma quando mettiamo per iscritto i nostri pensieri, sebbene le nostre menti siano agitate da una moltitudine di piccole cose, anche molto tempo dopo, rileggendo i nostri scritti, noi ritorniamo nello stesso punto e nella stessa disposizione in cui ci trovavamo un tempo. La nostra gioia raddoppia in quel momento poiché ritroviamo il piacere passato che avevamo avuto in ciò che scrivevamo o nell’applicazione al sapere al quale ci eravamo consacrate.
Nella sua casa di Lione tenne un salotto frequentato da artisti e intellettuali come Clement Marras e Olivier de Magny, suoi amanti. Quest’ultimo, addirittura avrebbe scritto un’ode al marito defunto della poetessa della quale stigmatizza la condotta troppo libertina: Baciami, baciami, baciami ancora! Devi essere avventato, impudente, audace! Corteggiami! Inseguimi! Baciami così, e ti ricambierò in carboni ardenti. La sua esistenza, però, è stata messa anche in discussione, quasi come se una donna così libera potesse essere partorita solo dalla mente di uomini e non esistere nella realtà.
Il suo Debat de folie et d’amour, discorso in cinque parti, è dedicato alla poetessa Clemence de Bourges – la cui opera non è sopravvissuta – della quale Louise lamenta la morte prematura, non immaginando che dopo soli tre anni sarebbe toccata anche a lei uguale sorte.
In questa lunga prosa dialogata si racconta come nella lotta tra Amore e Follia avesse la meglio quest’ultima che arrivò a cavare gli occhi al piccolo dio. A sua difesa la madre Venere chiede giustizia a Giove, il quale convoca gli dei affinché emettano il loro giudizio. Apollo difende la causa di Amore, ma Mercurio sostiene Follia; Giove rimanda la sentenza, ma decide che nel frattempo Follia debba fare da guida al cieco Amore.
Anche dei 24 Sonetti, il tema è l’amore, un amore totalizzante. Da quando crudele Amor avvelenò / in primo luogo il mio petto col suo fuoco, / Sempre bruciai del suo furor divino, / Che mai abbandonò il mio cuore.
Padrona del suo corpo e della sua vita, Louise seppe cantare l’amore da donna libera. Cosa che neanche le altre donne le perdonarono. Non m’accusate voi d’aver amato / donne cortesi, né mi si condanni / per aver arso tutta, anima e carne.
Per amare bisogna avere coraggio e lo dice un’amante appassionata ma anche una donna audace che conosce le contraddizioni dell’amore: Siate caute / soffrite ciò che io ho sofferto: allora / gentili signore, non sarete tanto invidiose.
Se c’è qualcosa da invidiare, di certo è la capacità di vivere l’amore senza avere paura del giudizio altrui. Di bruciare e poi risorgere dalle ceneri. E soprattutto il coraggio di manifestarlo.
Le plus grand plaisir qu’il soit après l’amour, c’est d’en parle. Se, come scriveva Louise, il maggior piacere che vi sia dopo l’amore è di parlarne, ci auguriamo che, piacevole, lo sia stato anche per noi. Perché, si sa, dell’amore e, in particolare, di quello fisico, si ha sempre paura di parlare.
E non lo si fa mai abbastanza.
Buon San Valentino!
ennebi

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