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FABULA RASA 91/ L'ingegno di Harriet

Tutto ciò che suscita ammirazione quando si riscontri separatamente in altre persone, sembrava essere stato riunito in lei; una coscienza ad un tempo vigorosa e tenera; una generosità limitata solo da un senso di giustizia che spesso la portava a dimenticare i propri diritti ma non quelli degli altri; un cuore così largo e amorevole… e nell’ambito intellettuale, un vigore e una verità di immaginazione, una delicatezza di percezione, un’accuratezza e finezza di osservazione eguagliate unicamente dalla profondità di pensiero speculativo. Chi scrive è il filosofo John Stuart Mill. Non sempre è facile incontrare la persona giusta nella vita, ma, a lui, capitò di conoscere la pensatrice Harriet Taylor (1808-1858) che poté sposare in seconde nozze, anche se lei aveva avuto, già prima, il coraggio di separarsi dal marito e di convivere con Mill.

Nel 1851 Harriet scrive L’emancipazione della donna, uscito in forma anonima su rivista e che Mill pubblicherà nel 1859, dopo la morte di lei: I più recenti di questi saggi sono tutti prodotti comuni, miei e di una persona la cui perdita non potrà mai essere riparata o alleviata anche da un punto di vista intellettuale. Ma il saggio seguente è suo in un senso particolare, dal momento che il mio contributo è stato poco più di quello di un commentatore e di un amanuense. Sebbene avesse riconosciuto pubblicamente la “maternità” del saggio, sarebbe stata cosa gradita se avesse fatto anche nome e cognome della “persona”. Che ne dite?  Mill pensava che quando due persone hanno i loro pensieri e le speculazioni del tutto in comune, è di poca importanza per quanto riguarda la questione di originalità, chi di essi detiene la penna.  Fatto sta che la felice coppia scrive insieme, fino alla morte di lei, sulla condizione femminile che nella seconda metà dell’Ottocento viene paragonata alla condizione degli schiavi. La sottomissione femminile è un prodotto esclusivamente culturale: lo avevano già capito allora! Eppure, ancora oggi, si fa fatica ad accettare questa verità.

Per i due pensatori, donne, schiavi e operai sono le vittime di un unico sistema anche se cambiano i padroni: mariti, schiavisti, capitalisti. Pertanto, il primo e indispensabile passo verso l’emancipazione della donna è che essa venga educata in modo da non dover dipendere dal padre o dal marito per la propria sussistenza.

Harriet nel piccolo saggio Sul matrimonio, afferma: Le donne vengono allevate per un solo scopo, quello di guadagnarsi da vivere sposandosi… e una volta ottenuto quello scopo cessano di fatto di esistere in vista di qualcosa degno di essere chiamato vita, o di qualche obiettivo utile… Le loro menti sono rovinate dall’abitudine alla dipendenza.

L’oppressione femminile, insomma, è giustificata da una legge che non è affatto di natura, bensì degli uomini che la esercitano. Le donne hanno il diritto di avere gli stessi diritti degli uomini. Harriet ha le idee chiare: La questione reale è se sia giusto e opportuno che metà della razza umana attraversi la vita in uno stato di subordinazione forzata nei confronti dell’altra metà. Si chiede, insomma, perché ogni donna dovrebbe essere una mera appendice di un uomo? Già! Ce lo chiediamo ancora oggi. Agli uomini piace così. Ma, a noi donne, no!

Condizionamento mentale, dipendenza economica, mancata istruzione. Sono passati quasi duecento anni ma sembra che oggi sia ancora ieri. Unica eccezione per il diritto di voto, e ce n’è voluto, però, di tempo: con quale verità si potrebbe chiamare universale un suffragio dal quale rimane esclusa metà della specie umana? Mill, da deputato, presentò una petizione in Parlamento, che venne respinta. In seguito, sappiamo cosa successe  in Inghilterra.

Il loro matrimonio era fondato sull’assoluta libertà di azione di Harriet, cosa non comune, dati i tempi. Siamo sicuri, come Mill stesso scrisse, che se fosse vissuta tanto da poter mettere pienamente per iscritto tutti i suoi pensieri su questa grande questione, avrebbe prodotto qualcosa di profondità molto superiore a “L’emancipazione della donna”. Lui scrisse, successivamente, La servitù delle donne, opera ammirevole, ma forse, se lei  fosse stata ancora in vita, gli avrebbe fatto superare la difficoltà - come gli è stato obiettato - di non aver saputo separare la donna dalla famiglia. Insomma, ci risiamo…

Harriet fu non solo ispiratrice delle idee di Mill, ma filosofa ella stessa, riuscendo ad attirare l’attenzione del pubblico sulla condizione delle donne ed esprimendo tesi che sono alla base del primo femminismo liberale. Tuttavia, nei manuali di filosofia, mentre lui risulta come esponente del liberalismo e dell’utilitarismo, il nome di Harriet Taylor Mill fa capolino solo da poco tempo.

 

ennebi

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