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fABULA RASA / 93 Il cesto di Maria

 

Nel 1957 venne pubblicato Il cesto di lana, scritto da una delle ventuno Madri Costituenti, una sorta di biografia dell’autrice, Maria Federici Agamben (1899-1984). Il famigerato cesto è il simbolo del tradizionale destino delle donne sottomesse che aspettano gli uomini a casa. Il titolo del libro si ispira ai versi dell’antico canto: Quando tuo marito sarà alla guerra o al foro, tu avrai per compagno un cesto di lana.

Vogliamo  prenderne un gomitolo e riavvolgerne il filo insieme?

Ci riporta a dieci anni prima, esattamente al 26 novembre 1947, nella seduta antimeridiana,  quando l'Assemblea Costituente prosegue l'esame degli emendamenti agli articoli del Titolo IV della Parte seconda del progetto di Costituzione: «La Magistratura»

L'onorevole Federici Maria ha presentato il seguente emendamento:

«Al primo comma, sopprimere le parole: Possono essere nominate anche le donne nei casi previsti dall'ordinamento giudiziario».

Federici Maria. Vorrei rassicurare l'onorevole Villabruna (che mi pare non sia presente) e quanti altri siano caduti con lui nello stesso errore, che l'emendamento da me proposto, e cioè la soppressione del comma dell'articolo 98: «Possono essere nominate anche le donne nei casi previsti dall'ordinamento giudiziario» non tende a precludere alla donna la via della Magistratura; al contrario tende ad aprirla, a spianarla.

Veramente, dopo aver sostenuto, insieme con le mie colleghe e con non meno fervore di esse, i diritti della donna madre, della donna lavoratrice, della donna professionista, io non mi dovevo attendere che si volesse dare un senso così restrittivo e limitativo al mio emendamento.

Insisto su questo, perché si è verificato un caso singolare. Altri colleghi hanno proposto un emendamento a prima vista simile al mio, cioè un emendamento che tende alla soppressione del comma, con spirito nettamente contrario, cioè con la intenzione di non parlare neppure del diritto della donna ad accedere alla Magistratura.

Perché allora ho presentato questo emendamento? L'ho presentato perché, per quanto riguarda i diritti della donna, io mi ritengo paga di quanto abbiamo stabilito nell'articolo 48. Infatti nell'articolo 48 — forse è necessario che io lo ricordi — abbiamo stabilito che tutti i cittadini di ambo i sessi possono accedere alle cariche elettive ed agli uffici pubblici in condizioni di uguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. […] Ora onorevoli colleghi, vediamo se la donna è veramente in grado di coprire le cariche che sono inerenti all'alto esercizio della Magistratura. […]  Potrei rispondere che le donne avranno la possibilità di fare rilevare attraverso un lungo tirocinio la loro capacità; saranno sottoposte ai concorsi e a una rigida selezione.

Non so invece che cosa rispondere a coloro i quali ci hanno proposto di imitare i modelli domestici. Prima di tutto è uno sbaglio psicologico, perché noi donne amiamo differenziarci fra noi sia pure nel dettaglio di un vestito o nel particolare di un ornamento, e se qualcuno che siede qui ha la propria moglie che in casa fa la calza, non ritengo questo un argomento valido per invogliare una donna che chiede una toga ad accettare anziché una toga una calza. . […] Vorrei anche dire — e specialmente ai colleghi del Partito al quale mi onoro di appartenere — che se una donna ha ricevuto dalla Provvidenza talenti speciali, che la Provvidenza è ben libera di seppellire in un cervello femminile, quale diritto avete voi per impedire che questa donna possa sfruttare i talenti che ha ricevuto e che è suo dovere mettere a profitto?

Maria ha saputo sfruttare i suoi, di talenti, che non furono pochi. Insegnante e giornalista, antifascista e partigiana, portatrice di profonde istanze di rinnovamento, entrò a far parte della cosiddetta “Commissione dei 75”.  Fu tra le fondatrici del CIDD, del CIF e dell’ANFE. Tutti i suoi  interventi  hanno mirato alla giustizia sociale, obiettivo  della lotta di liberazione cui le donne avevano partecipato affermando la volontà di contribuire alla formazione della nuova Repubblica. La Federici Agamben ha  lottato contro l’analfabetismo e la prostituzione; ha proposto la tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri; si è battuta per il superamento di ogni discriminazione fra i sessi e per l’affermazione della parità dei diritti

Filo riavvolto: riponiamo il gomitolo nel cesto.

Lavorare a maglia può essere un’attività creativa e rilassante per le donne, ma solo se lo scegliamo noi donne.

La nostra madre costituente scrittrice  mi sa che ci ha insegnato a fare le scarpe  a chi ci voleva a casa a fare la calza!

ennebi

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Commenti: 4
  • #1

    Mariolina Rocco (martedì, 02 giugno 2026 08:51)

    Grazie, Nuccia, per averci regalato in questa giornata, che tutti dovremmo celebrare nel migliore dei modi, la storia di Maria Federici, le cui parole e le cui azioni, hanno spinto tante donne ad abbandonare la logica del "cesto" ed a prendere in mano le redini della loro esistenza.

  • #2

    Mariagrazia (martedì, 02 giugno 2026 14:09)

    Carissima, 21 donne speciali che, pur se dimenticate, sono state le colonne portanti dell’ingresso della donna in tutti i settori, se di potere, tradizionalmente riservati agli uomini.

  • #3

    Francesca Maglio (martedì, 02 giugno 2026 14:09)

    Carissima Nuccia,ti ringrazio per il messaggio del 2 giugno sul suffragio femminile e per aver posto menzione particolare al ruolo e alla figura di Maria Federici.Un ricordo significativo in una data così importante.Grazie per la condivisione.

  • #4

    [email protected] (mercoledì, 03 giugno 2026 07:53)

    Grazie a tutte voi per aver apprezzato questa donna che tutti dovrebbero conoscere.