Nel 1882 Mary Ella Wilkins Freeman (1852-1930) vinse un concorso promosso dal Boston Sunday Budget con la sua opera prima A Shadow Family: a questo primo racconto ne seguiranno altri dieci in cui nell’ambientazione, quasi sempre all'interno di un paese o di una casa, con protagoniste per lo più donne sole, dominano elementi sovrannaturali: fantasmi, maledizioni, ombre, morti e sparizioni improvvise. Ma queste opere, che fanno di lei una rappresentante del gotico americano, sono solo la minima parte della sua immensa produzione letteraria che comprende in totale ventidue volumi di racconti brevi, una cinquantina di saggi poetici, quattordici romanzi, tre opere teatrali, tre volumi di poesie e otto libri per bambini; con questi ultimi aveva iniziato la sua carriera quando, rimasta sola dopo la morte dei genitori e dell’unica sorella, si trasferì dall'amica d'infanzia Mary J. Wales – che ascoltava in anteprima le sue storie – considerando di fare la scrittrice come lavoro per vivere.
Non fu fortunata nel matrimonio, si separò dal marito alcolizzato da cui non ebbe figli ma divenne celebre con i suoi libri, nel 1926 l'American Academy of Arts and Letters conferì alla nostra autrice la William Dean Howells Medal for Distinction in Fiction che fece parte del National Institute of Arts and Letters.
Si può considerare Mary Freeman una femminista perché i personaggi femminili dei suoi racconti e dei suoi romanzi, siano essi di ambientazione gotica o rurale, siano essi ambientati nel New England o nel New Jersey, nei villaggi o nelle cittadine, sono tutti anticonvenzionali. Donne, insomma, non deboli o bisognose di protezione, ma forti e indipendenti. Di certo come lo era diventata lei stessa, per cui Mary è come se rispecchiasse continuamente sé stessa nelle storie che racconta. Donne relegate ai margini della società, zitelle, vedove, orfane; tutte costrette a lavorare duramente e a lottare per mantenere una facciata di rispettabilità come l’affittacamere, le sarte e la maestra elementare dei racconti gotici. Sono stata un’insegnante per quarantaquattro anni. […] In questi quarantaquattro anni mi sono privata di tutti i dolci piaceri dell’esistenza, mettendo da parte il più possibile al fine di produrre una sorta di miele insapore ma nutriente per la vecchiaia. Non ci sono castelli misteriosi ma semplici e povere case in cui si svolge la lotta quotidiana per la sopravvivenza. A volte sono le stesse protagoniste ridotte a fantasmi nelle loro condizioni precarie.
Anche negli otto racconti riuniti sotto l’emblematico titolo di Mamma si ribella, succede di tutto: storie amare ma anche ironiche di donne che vivono nella dura realtà rurale e che combattono contro la povertà, sì, ma anche contro le consuetudini e le prevaricazioni di un mondo contadino dominato (apparentemente) dagli uomini. Al centro c’è sempre lei: la donna che giovane o vecchia, zitella o sposata, comunque legata alla morale protestante. Due sorelle si scambiano l’unico abito decente per uscire, a turno; una mamma e una figlia desiderano mangiare il miele che loro stesse producono ma lo risparmiano per pagare l’ipoteca sulla casa; la mamma si ribella perché il marito costruisce una nuova stalla invece di una nuova casa: sarà lei a trovare una soluzione creativa. – Come, mamma, – disse l’uomo con voce strozzata, – non avevo idea che ti ci fossi così fissata, da fare una cosa simile. Mary ha interiorizzato il panorama umano con il quale è entrata in contatto fin dall’infanzia, materiale per i suoi racconti, nei quali gli uomini sono perlopiù figure senza spessore e di mentalità retrograda – Non hai ancora capito che cosa sono gli uomini di campagna – insomma, anche in questo caso, spinge i lettori a riflettere sull’ingiustizia della condizione femminile americana.
Perché si firmerà Mary Eleanor? In ricordo di sua madre, simbolo del femminile che dovette cambiare stile di vita a causa del tracollo finanziario del marito, cioè del padre di Mary, la quale rimasta orfana, si ricostruisce attraverso la scrittura che diventerà la sua fonte di guadagno e che la renderà una donna indipendente.
Lo stile rispecchia la personalità, semplice e chiara, incisiva e senza astratti ghirigori. La cosa che più sorprende è la mancanza di astio: le sue donne non sembrano eroine perché comunque restano attaccate alle proprie radici e, soprattutto lottano senza piangersi addosso per decidere della loro vita e diventare economicamente autonome Proprio come aveva fatto lei. Si rispettano e si proteggono vicendevolmente, in una sana comunità di donne. Come ricorda Ida Levi, nell’introduzione, riportando le parole di Virginia Woolf: la scrittrice che ritragga il mondo della donna in rapporto alle altre donne accenderà una fiaccola nella vasta stanza dove nessuno ancora è mai penetrato.
Sappiamo bene di che stanza si tratti.
E Mary, quella fiaccola l’ha accesa.
ennebi

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