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FABULA RASA / 94 Il viaggio di Ingeborg

Se, come afferma Heinrich Böll, nessuno dovrebbe… collegare troppo rapidamente la  terribile morte per fuoco di Ingeborg Bachmann  al ciclo da lei progettato nella sua opera Todesarten e cercare allusioni e premonizioni, dovremmo rifiutarci, anche noi di darne un significato mitologico o metafisico. Ma se si legge con attenzione ciò che resta dell’incompiuta Trilogia dal titolo Cause di morte (di cui ci restano il romanzo  Malina e i frammenti il libro Franza  e il libro Goldmann), a cent’anni dalla nascita dell’autrice, Ingeborg Bachmann (1926-1973,  risulta difficile. Cominciò a scriverla dopo il suicidio  di Paul Celan che nel 1970 annegò nella  Senna e con cui, nel 1948, aveva iniziato una corrispondenza che proseguì per oltre due decenni e che resta a  testimoniare il loro travagliato rapporto. Vivere ardendo e non sentire il male. I continui richiami al fuoco, al bruciacchiarsi, alle ustioni, all’ardere, alle sigarette accese, alle mancate attenzioni, come devono essere letti? Mentre siedo esausta su una panca della piccola nave, si avvicinano dei corpi gonfi, sono uomini ancora vivi, ma ustionati.[…]Debbo stare attenta a… non  bruciarmi… mi alzo con il viso rosso per il fornello rovente, su cui la notte ho dato fuoco così spesso a dei pezzetti di carta, non per bruciare delle cose scritte ma per accendere l’ultima e l’ultimissima sigaretta.

Perché non sei stata attenta?

Ma la parete si apre, sono nella parete… da cui non si sentirà mai più niente. Era un assassinio. Sono  gli assassinii dell’anima, crimini che avvengono senza spargimento di sangue.  Chi sono le vittime? Tre donne: una, senza nome, di Klagenfurt,  che abita nella Ungargasse 6,  l’io narrante nel triangolo con Ivan e Malina; la seconda è Franza  Ranner, sposata con lo psicanalista Jordan, a protagonista de Il caso Franza; e l’ultima è  Fanny Wischnewski, (gelosa di una certa Malina), sposata prima col produttore Goldmann e poi con lo scrittore Marek, della quale si celebrerà il Requiem per Fanny Goldmann.

Che cosa segretamente cerchiamo per tutta la vita e d’un tratto si capisce? E se, all’improvviso si svela davanti a noi?

Dalla parola che mente, ma che può salvare: se il male è nel mondo, se l’uomo è estraneo a se stesso, la verità può essere testimoniata solo dalla poesia. Che diventa Invocazione all’Orsa Maggiore. Ma Ingeborg decide di non scriverne mai più, poesie!

Si concentrerà sulla verità (a cercarla come si va nei boschi per funghi, nelle umide notti d’estate, e riportarne a casa una cesta piena) e sul mondo (ho dovuto cercare la verità sugli uomini). Tutto questo quando ha compiuto Il trentesimo anno (sette racconti fra il peso degli assoluti e l’esigenza di essere libera) e la filosofia, la giurisprudenza, la germanistica, l’hanno già formata.  Ho cercato la verità interiore. Quel fungo velenoso in mezzo al bosco […] io inseguo la verità. Ma quanto più la inseguo tanto più essa si allontana come un fuoco fatuo, in ogni tempo, in ogni luogo e in ogni oggetto. […] Ed è grave anche questo, l’alta opinione della verità che avevo e che ora ho perduto, da quando per me non c’è più verità.

Una tesi contro Heidegger. Come maestri Kraft, superstite del circolo di Vienna, e Wittgenstein.

Sono sazia prima del tempo / e ne ho fame. / Cosa accadrà ora? […]  In nessuna strada posso vedere una strada.

Bisogna trovare una nuova identità, dopo l’occupazione nazista nel 1938 di Klagenfurt, paese dove lei è nata;  e dopo il crollo del Nazismo.  I bambini non hanno futuro. Hanno paura del mondo intero […] hanno smesso di sillabare […] perché io, a quel tempo, in quel luogo, mi trovavo tra quei bambini. […] Allora sappiamo che tutto è stato come è stato, che tutto è com’è e rinunciamo a cercare una ragione per ogni cosa. […] A noi, che ricordiamo senza commuoverci, prima della partenza, prima di tutte le partenze, che cosa potrà rivelarsi?

Farà parte del Gruppo 47. Avrà una relazione con lo scrittore Max Frish dal ‘58 al ’63.  Aprirà alla radio il suo negozio di sogni e svelerà un altro dio, il dio di Manhattan. Dal ‘53 al ‘73 sarà in Italia, fra Ischia, Napoli e Roma, soggiorni intervallati dai suoi numerosi viaggi all’estero, fino a all’atroce morte. Lei, che sapeva parlare solo di cose oscure e che aveva raggiunto la coazione a pensare, in Tre sentieri per il lago sembra essersi allontanata dalle sue ossessioni. Eppure pensò ancora: Non è nulla, non è nulla, ormai non può succedermi più nulla. Qualcosa mi può succedere, ma non deve.

E invece succede. E non era un sogno. Spiegami, amore / cosa può ancora accaderti.

Poiché è dentro di noi che avvengono tutti i drammi, in virtù della dimensione che siamo in grado di dare, noi o certi personaggi immaginari, a questo far soffrire e a questo patire.

Infatti su che cosa altrimenti si dovrebbe tacere  se non su ciò che trascende il limite?

Tra il dicibile e l’indicibile. Il viaggio è finito ma io non ho concluso niente.

E invece, il viaggio di Ingeborg Bachmann è ancora in corso!

 

ennebi

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